Startup Survey: l’identikit dello startupper italiano

Poche settimane fa il MISE (Ministero dello sviluppo economico) ha comunicato la pubblicazione dell’ebook Startup Survey – la prima indagine sulle neoimprese innovative in Italia, curato in collaborazione con l’ISTAT (Istituto nazionale di statistica) e nel quale viene ritratto l’ecosistema italiano delle startup innovative.

All’indagine, non recentissima visto che i dati fanno riferimento al 2016, hanno preso parte 2.250 imprese, ovvero il 44% delle 5.150 startup innovative iscritte nella sezione dedicata del registro delle imprese alla data di riferimento per la rilevazione (31 dicembre 2015).

Ai fondatori delle startup è stato chiesto di rispondere a diverse domande relative al proprio percorso professionale e di studi, agli strumenti utilizzati per il finanziamento della startup e alle strategie adottate a tutela del contenuto innovativo della propria idea imprenditoriale.

Composto da 42 domande, lo Startup Survey somministrato alle imprese è stato suddiviso in quattro sezioni tematiche:

  • La prima sezione analizza il “capitale umano” delle startup innovative, ossia sulle caratteristiche dei soci e dei dipendenti che ne compongono la forza lavoro;
  • La seconda sezione riguarda l’accesso alla finanza;  
  • La terza sezione approfondisce il processo seguito dai fondatori delle startup per acquisire, tutelare e portare sul mercato la propria innovazione;
  • La quarta e ultima sezione raccoglie il punto di vista degli startupper sulle misure di agevolazione loro attribuite dallo Startup Act italiano, nonché le loro proposte su come migliorare il quadro normativo.


L’analisi, che ha cercato di valutare il livello di conoscenza e di soddisfazione degli startupper rispetto alle agevolazioni loro rivolte e di raccogliere le loro proposte di miglioramento, dice che i neo imprenditori hanno in media 43 anni, nell’82% dei casi sono uomini e per il 73% sono laureati (soprattutto in Economia o Ingegneria).
Quasi tutti conoscono almeno una lingua straniera e la metà ha avuto esperienze di studio o lavoro all’estero.

La grande maggioranza delle startup innovative è interessata a offrire il proprio capitale di rischio agli investitori: ma che genere di investitori? Da questa domanda, alla quale ha risposto circa l’80% delle startup intervistate, risulta che, nel caso in cui fosse possibile aprire il capitale a un investitore esterno, gli imprenditori preferiscono in misura quasi uguale l’intervento di un fondo di venture capital (42,9%) o di un’azienda (42,8%).

Pur in un contesto di crescente digitalizzazione, il fattore territoriale sembra rivestire un ruolo importante per i soci delle startup italiane: per l’83% la regione sede della startup è la medesima nella quale sono state condotte le principali esperienze formative o lavorative.

Dalle risposte degli intervistati emerge inoltre che il 79% delle startup innovative ha dichiarato di avere sostenuto spese in ricerca e sviluppo (R&S). Per quelle con sede nel Nord tale quota raggiunge l’82%, mentre per le startup meridionali essa è più bassa ma resta comunque vicina ai tre quarti dei costi totali annui.

 

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